FIRENZE

 

In questa pagina troverete la visita virtuale a Firenze, qui è presentata la storia, ma cliccando sui vari link evidenziati potrete accedere alla visita dei monumenti. Buona visita!

1. FLORENTIA
2. DA UN BRUTTO PERIODO AD UNA LENTA RINASCITA
3. LA FIRENZE COMUNALE
4. LA FIRENZE DEI MEDICI
5. DAGLI ASBURGO-LORENA ALLA FIRENZE DI OGGI

1. FLORENTIA


Firenze (o Florentia) nacque come colonia militare romana nel 59 a.C.; la nuova colonia permetteva alle truppe di Cesare di controllare una zona fondamentale per il passaggio dalla Gallia Cisalpina (attuale Pianura Padana) a Roma. Come ogni colonia romana, Firenze fu fondata sulla base del modello ortogonale, i cui segni sono ancora presenti nella viabilità odierna: il Cardo è oggi via Calmala-via Roma; il Decumano è via Speziali-via del Corso-via Strozzi, mentre il foro coincide con piazza della Repubblica.

La posizione strategica della città la favorì dal punto di vista economico, commerciale e politico; Firenze divenne infatti, fra III e IV sec. d.C., il capoluogo della regione Tuscia-Umbria; mentre già nel I secolo la città aveva cominciato ad edificare fuori dalle mura gli edifici che contraddistinguevano una città romana: il teatro e l’anfiteatro e il ponte sopra l’Arno (collocato all’incirca dove oggi è situato Ponte vecchio).

Se non sono rimaste tracce monumentali di notevoli della Firenze romana pagana (salvo qualche eccezione), qualcosa di più è rimasto invece della Firenze romana cristiana, ossia della Firenze di IV e V secolo. Nonostante le modifiche successive, infatti, la chiesa di S. Lorenzo è proprio di questo periodo (393), di poco posteriore sono invece la chiesa di Santa Felicita e la chiesa di Santa Reparata (costruita agli inizi del V secolo in onore della Santa uccisa dalle persecuzioni di Decio)

 

2. DA UN BRUTTO PERIODO AD UNA LENTA RINASCITA

L’importanza strategica della città prima o poi dovette costarle cara… Fu durante la guerra greco-gotica (535-553) che Firenze pagò la sua importanza geografica: durante la guerra la città fu contesa da entrambe le fazioni, subendo così il passaggio di violenti eserciti che impedirono i commerci, un’agricoltura stabile e decimarono la popolazione.
Le cose peggiorarono con la discesa del Longobardi i quali non riuscirono mai ad unificare il nord e il sud della penisola, spaccato dalla dominazione Bizantina che da Ravenna scendeva in diagonale fino a Roma. Questa mancata unificazione costò a Firenze il suo primato strategico, ceduto invece a Lucca.
Nonostante questo periodo di decadenza i fiorentini costruirono nel VII secolo la chiesa di San Giovanni (le cui fondamenta giacciono sotto all’attuale Battistero).

A partire dall’epoca Carolingia (VIII secolo) si ebbe una lenta ripresa che portò alla costruzione di mura più ampie che ricalcavano all’incirca quelle romane, segno che la popolazione aveva ricominciato a crescere.
Nel X secolo la madre del Marchese Ugo di Toscana (la contessa Willa) fece costruire in memoria del marito defunto la Badia fiorentina, che fu ampliata da Ugo stesso. Fu da questo periodo che Firenze cominciò a riacquisire il suo ruolo di centro della regione Toscana.

Questo ruolo divenne ancora più chiaro durante la riforma della Chiesa di XI secolo (alla quale Firenze prese parte attivamente ospitando un concilio nel 1055) e successivamente nella lotta delle investiture fra papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, contesa arbitrata proprio dalla Contessa Matilde di Canossa. Matilde osteggiò più volte le imprese militari dell’imperatore e la città di Firenze riuscì a respingere l’assedio delle truppe imperiali nel 1082.
In questo rinnovamento religioso e politico la città accrebbe i suoi edifici religiosi, cominciò la costruzione di San Miniato al Monte (1018), del monastero di San Pier Maggiore (1067), della chiesa di San Pietro Scheraggio (1068), dello Spedale San Giovanni e dello Spedale della Badia fiorentina; e sempre in questo periodo risulta documentato il Mercato Nuovo.


  3. LA FIRENZE COMUNALE

L’eredità della contessa di Canossa dovette lasciare i suoi segni a lungo nella storia di Firenze. Già dal XII secolo, infatti, Firenze rivendica la sua autonomia dall’imperatore, gettando le basi di quello che sarà il suo futuro di città Guelfa.
Dopo la morte di Matilde (1115) Firenze cominciò una rivalità, che dovette durare sino alla formazione del Ducato di Toscana, con le potenti città limitrofe come Siena, Pisa e Lucca, che a differenza di Firenze si schiereranno per la fazione Ghibellina.
La rinnovata importanza della città la portò ad ampliare le sue mura nell’ultimo trentennio del XII secolo e a cominciare una rapida conquista del contado, a scapito di quei nobili feudali che dominavano le campagne fiorentine. Questo conflitto fra città e contado rifletteva uno scontro che cominciava a delinearsi all’interno delle mura: lo scontro fra la vecchia nobiltà feudale e la nuova borghesia imprenditoriale, che basava i suoi introiti sui commerci.

È dopo la metà del XII secolo che nascono le Arti (societas mercatorum) come entità autonome rispetto alla grande aristocrazia (societas militum). Le Arti si appropriarono del potere politico orientando così gli interessi della città verso il commercio e l’industria, piuttosto che verso la grande proprietà fondiaria; esse raggiunsero il culmine economico dopo la coniazione di una moneta propria di Firenze: il Fiorino (1235) [raffigurato qui a destra].

Le tensioni fra la vecchia e la nuova aristocrazia arrivarono spesso ai ferri corti: l’episodio che si vuole come inizio di questa contesa, che si configurerà come Guelfi (borghesia filo-papista) vs Ghibellini (feudatari filo-imperiali), è l’uccisione di Buondelmonte Buondelmonti nei pressi dell’attuale Ponte Vecchio nella Pasqua del 1216.
Lo scontro fra Guelfi e Ghibellini si risolse in favore dei primi (nella storia di Firenze a vi saranno anche vittorie dei Ghibellini (ad es. dopo la battaglia di Montaperti), ma mai definitive) i quali stabilirono una predominanza politica del cosiddetto Popolo Grasso (la borghesia delle Arti Maggiori) rispetto ai Magnati (i vecchi nobili) e al Popolo Minuto (la borghesia delle Arti Minori), predominanza che viene affermata soprattutto dagli “Ordinamenti di giustizia” (1293). 

Questa predominanza politica della nuova aristocrazia borghese cominciò a sortire i suoi effetti anche sul piano urbanistico: le case-torri della vecchia aristocrazia servivano un tempo come difesa dagli altri clan famigliari, ma ora con il nuovo governo esse furono ridotte a massimo 50 braccia (29 metri). Oltre ad indebolire la presenza urbanistica dei Magnati il Popolo Grasso intendeva rafforzare la propria, così vengono edificati:

_ edifici religiosi (Santa Croce, Santa Maria Novella, Santissima Annunziata, Ognissanti, Santa Maria del Carmine e soprattutto la ricostruzione della cattedrale di Santa Reparata, che diventerà Santa Maria del Fiore (Duomo) );

_ altri tre ponti (alla Carraia, 1218; Rubaconte (oggi Alle Grazie), 1237; S. Trinità, 1252) oltre a quello che dal 1220 sarà chiamato Ponte Vecchio; nonché i relativi lungarni;

_ i palazzi pubblici: il Palazzo del Podestà (oggi Bargello, 1255) e il Palazzo dei Priori (oggi Palazzo Vecchio, 1299);

_ infine, dal 1284 al 1333 fu eretta una nuova e più ampia cinta di mura che inglobò anche la parte della città sviluppatasi sulla riva sinistra dell’Arno (questa cinta fu demolita nel XIX secolo ma di essa ci rimangono ancora numerose Porte).

La fine del XIII secolo segnò l’inizio di una nuova variante nello scontro Guelfi-Ghibellini: all’interno dei Guelfi si formarono i due schieramenti dei Bianchi e dei Neri, rispettivamente parteggianti per le famiglie Cerchi e Donati. La spaccatura fra le due fazioni separava da un lato (i Bianchi, piccola borghesia) coloro che volevano una Firenze indipendente dalle mire papali e non erano interessati all’espansionismo in Toscana, d’altro canto invece (i Neri, grossa borghesia imprenditoriale) coloro che erano interessati ad una politica espansionistica e per questo disposti ad un’alleanza col papa Bonifacio VIII. La contesa si risolse con la vittoria dei Neri e la cacciata dei Bianchi (fra cui Dante)

Il XIV secolo non cominciò certo nel migliore dei modi, dopo la cacciata dei Bianchi da Firenze (quindi di una parte considerevole della popolazione) un incendio nel 1304 distrusse oltre un migliaio di abitazioni (allora ce n’erano parecchie costruite in legno). Come se non bastasse Pisa e Lucca, le due antiche rivali di Firenze, scesero in campo con due abili condottieri: Uguccione della Faggiola e Castruccio Castracani, grazie ai quali le due città inflissero dure sconfitte a Firenze.Fu solo dopo la morte di questi abili condottieri e grazie ad un mancato coordinamento delle due città che Firenze riuscì a riconquistare la sua posizione egemone nel territorio toscano (questo non solo nei confronti di Pisa e Lucca, ma anche nei confronti di Arezzo, Pistoia e di Siena).
A questa crisi generale contribuì anche l’ascesa del Popolo Minuto, che cominciava a rivendicare i propri diritti politici sul Popolo Grasso: dapprima questa piccola borghesia si fece rappresentare da podestà stranieri di origine plebea (è il caso del duca d’Atene Gualtieri di Brienne), poi rivendicando i diritti politici per le Arti Minori, infine si arrivò ad una rivolta dei salariati, il tumulto dei Ciompi guidati da Michele di Lando (1378).

La crisi politica tuttavia non fu l’unico flagello che colpì Firenze nel XIV secolo; come nel resto dell’Europa infatti anche a Firenze si abbatté la Peste Nera (1348) che ridusse incredibilmente la popolazione tanto da sconvolgerne l’ordinamento sociale ed economico.

   

 4. LA FIRENZE DEI MEDICI

Dopo un secolo di tumulti la rivolta sociale collassò e se ne approfittarono quelle potenti famiglie che riuscirono ad unificare le tensioni politiche caotiche nella Firenze di fine XIV secolo. In un primo momento questo compito fu portato avanti dalla famiglia Albizzi ed in particolare da Maso degli Albizzi che riuscì a governare come dittatore per circa trentenni (1392-1421). A favorire questo lungo dominio furono soprattutto la necessità di far fronte alle crescenti mire espansionistiche dei Visconti di Milano e all’attacco del re di Napoli Ladislao.
La signoria degli Albizzi preparò il terreno ai suoi successori, in poco tempo i nuovi regnanti avevano compromesso irrimediabilmente la repubblica, distorcendo e svuotando i suoi ordinamenti, in modo che il potere fosse accentrato nelle mani di pochi. Questo processo però fu portato all’estremo da Rinaldo degli Albizzi quando volle escludere dal potere le Arti Minori, fu in questo momento che si fece portavoce di questa classe sociale Giovanni di Averardo de’ Medici.

Alla morte di quest’ultimo il figlio Cosimo (il Vecchio) fu esiliato a Venezia, ma le classi sociali minori erano ancora forti a Firenze, così fu solo questione di tempo che gli Albizzi vennero cacciati e Cosimo richiamato al governo di Firenze (1434).
Sotto il governo di Cosimo Firenze era formalmente ancora una repubblica, di fatto Cosimo si sbarazzò presto dei suoi avversari politici, introdusse nei ruoli politici chiave dei suoi raccomandati e creò una solida rete clientelare. La politica estera vedeva ormai sullo scacchiere nazionale non più dei piccoli comuni con ampiezza provinciale, ma dei grandi stati regionali che si sarebbero contesi i confini sino all’unità d’Italia. La quasi contemporanea espansione di questi grandi stati governati da oligarchie venne presto a misurarsi in campo militare, ma quasi da subito trovò un certo equilibrio, espresso al meglio nella Pace di Lodi (!454).


Pontormo, Rtratto di Cosimo il Vecchio. Uffizi. Il ritratto fu commissionato da Leone X per commemorare la sua famiglia, per questo si legge l'iscrizione: "COSIMUS MEDICES PATER PATRIAE"

Oltre ad essere un ottimo banchiere ed un abile politico, Cosimo era anche un incredibile mecenate. I suoi interessi erano orientati soprattutto verso certe filosofie provenienti dall’Oriente che ebbe modo di sentire al concilio di Ferrara-Firenze (1438-39) [commemorato da La cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli]. Oltre agli interessi filosofici e teologici (ricordiamo l’Accademia Platonica di Careggi, il cui leader era Marsilio Ficino) Cosimo era anche interessato alle arti pittoriche, scultoree (fra gli artisti Filippo Lippi, Andrea del Castagno, Beato Angelico, Paolo Uccello Domenico Veneziano, Donatello, Lorenzo Ghiberti) ed architettoniche (fra gli artisti Brunelleschi, Michelozzo, etc...). Fra le architetture costruite al tempo di Cosmio vanno notati Palazzo Medici (opera di Michelozzo; dal '600 divenne Palazzo Riccardi), la chiesa di Santo Spirito, e lo Spedale degli innocenti (opera di Filippo Brunelleschi).
Ma Cosimo non era l’unico mecenate di Firenze, le potenti famiglie aristocratiche, infatti, nonostante fossero di rilevanza politica inferiore, tuttavia non volevano esserlo nel prestigio, così in quel tempo Firenze non vide solo Palazzo Medici, ma anche  le basi del futuro Palazzo Pitti. Dopo la morte di Cosimo invece furono costruiti altri palazzi di importanti famiglie: Palazzo Strozzi e Palazzo Rucellai (opera di Leon Battista Alberti) e Palazzo Gondi (opera di Giuliano da San Gallo). 

Se Cosimo fu un abile politico ancor più abile fu Lorenzo! Dopo la breve parentesi politica del padre Piero de’ Medici (il Gottuso, 1416-69), Lorenzo detto il Magnifico ereditò il governo di Firenze e soprattutto una pace (la suddetta Pace di Lodi) basata su sottili equilibri che il giovane Lorenzo seppe mantenere grazie alla diplomazia. La sua abilità politica si può costatare nella pace che ottenne col re di Napoli nella guerra dei Pazzi (in seguito alla famosa omonima congiura, 1478) e del ruolo di «ago della bilancia intra i principi d’Italia» (Machiavelli) con l’ascesa al soglio pontificio di Innocenzo VIII.
Non meno di suo nonno Lorenzo amava circondarsi si artisti (fra i quali Botticelli, Andrea del Verrocchio, Antonio del Pollaiolo, Benozzo Gòzzoli, Filippino Lippi, Il Ghirlandaio, Leonardo da Vinci) e di filosofi (oltre al vecchio Ficino si aggiunsero anche Giovanni Pico della Mirandola e Angelo Poliziano) di ogni genere.
Paradossalmente la congiura dei Pazzi, alla quale Lorenzo scampò con solo una ferita, gli permise di accrescere notevolmente il suo potere su Firenze, ma tale potere era comunque basato sulla sua figura carismatica; infatti dopo la sua morte il successore Piero (1472-1503) non ebbe il giusto temperamento per contenere l’esplosione delle forze eversive che erano rimaste in silenzio sotto il governo del padre.


Giorgio Vasari, Ritratto di Lorenzo de' Medici. Uffizi


Medaglione commemorativo della congiura dei Pazzi


Poco dopo la morte del Magnifico un frate domenicano cominciò a predicare dalla chiesa di San Marco un vangelo di speranza e redenzione. Facendosi portavoce di ideali al tempo stesso religiosi e repubblicani fra Girolamo Savonarola organizzò un nuovo regime politico e spirituale che cacciò i Medici da Firenze. Piero de’ Medici infatti non aveva le doti politiche del padre e le concessioni fatte al re di Francia Carlo VIII (1494), per timore di uno scontro, gli alienarono ben presto le poche simpatie che aveva a Firenze.

Lo stesso Savonarola però che otteneva il consenso di parte della popolazione (i cosiddetti “Piagnoni”) scontentava altre fasce della popolazione che avevano partecipato alla cacciata dei Medici per motivi differenti da quelli del frate: è il caso degli Arrabbiati che semplicemente volevano un ritorno alla repubblica, senza l’afflato religioso del frate; dei Compagnacci, un gruppo di persone amanti del tenore di vita della corte laurenziana; e dei Bigi che non manifestavano le loro simpatie medicee). Questi antagonismi portarono presto ad una ribellione contro lo stesso frate domenicano, anche da parte di coloro che lo avevano prima sostenuto: Savonarola fu preso dalle autorità e da una folla scalmanata nella chiesa di San Marco, dopo di che il 23 Maggio 1498 fu impiccato e arso in piazza della Signoria.


Anonimo, Il Supplizio di Savonarola. Museo di San Marco

L’esperienza repubblicana durò poco più di quella savonaroliana; Lorenzo il Magnifico aveva forse visto in prospettiva quando decise di far eleggere cardinale il figlio Giovanni; fu lui, infatti, ad organizzare il ritorno dei Medici a Firenze insieme al papa Giulio II, e al re di Napoli nel 1512.
Il ritorno dei Medici si consolidò ulteriormente con l’elezione del cardinale Giovanni al papa, col nome di Leone X nel 1513. Leone X non perse l’impulso di mecenate che contraddistinse i suoi predecessori, sia a Roma che a Firenze reclutò artisti di alto livello (fra cui Michelangelo Buonarroti, Pontormo, Andrea del Sarto e Rosso Fiorentino)  per celebrare la gloria della sua famiglia.


Raffaello, Ritratto di Leone X (Giovanni de' Medici),  con Luigi de' Rossi e Giulio de' MEdici. Palazzo Pitti. 

Dalla morte di Leone X (1521) non passò molto tempo che si vide un nuovo papa dei Medici: Giulio de Medici, col nome di Clemente VII, papa dal 1523. Il pontificato di Giulio non cominciò sotto i migliori auspici, dopo l’alleanza col re di Francia, infatti, alcuni principi tedeschi non gradirono la politica papale, così che nel 1527 un esercito di Lanzichenecchi attraversò l’Italia (nonostante la resistenza di Giovanni delle Bande Nere) per saccheggiare Roma e minacciare il papa. Questa fu l’occasione buona per quello che fu l’ultima esplosione repubblicana a Firenze: approfittando della debolezza papale i Medici furono nuovamente cacciati da Firenze, ma la pacificazione fra l’imperatore Carlo V e il papa portò all’assedio di Firenze e al ripristino del dominio mediceo nel 1530.


Baccio Bandinelli, Statua di Giovanni delle Bande Nere. La scultura, posta in piazza San Lorenzo, fu commissionata da Cosimo I come omaggio al padre. 

I Medici tornarono al potere col titolo ducale, ma ormai conoscevano bene l’indole rivoluzionaria della popolazione, per questo motivo Alessandro de Medici fece costruire la fortezza San Giovanni da Basso.
Dopo l’odiato governo di Alessandro, interrotto dall’uccisione per  mano di Lorenzino de’ Medici (1537), la Signoria di Firenze fu affidata ad un altro giovane Medici carismatico: Cosimo I.

Come i suoi abili predecessori Cosimo I si sbarazzò dei suoi nemici interni ed esterni, fra cui l’antica rivale Siena. Con Cosimo I si realizza l’apogeo territoriale di Firenze, ora la storia del Ducato di Firenze coincide con quella del Ducato di Toscana. In più egli rafforzò i suoi legami internazionali sposando Eleonora di Toledo, figlia di Filippo II, giusto per controllare cosa accadeva nel neonato “Stato dei presidi”, nato appunto per controllare cosa accadeva nel nuovo Ducato di Toscana.
Con Cosimo I avviene un altro importante mutamento per la città di Firenze: già dal 1540 Cosimo I aveva scelto il Palazzo della Signoria come residenza, facendo abbellire dal Vasari, ma nel 1549 Eleonora di Toledo comprò l’antico Palazzo Pitti e lo elesse a nuova residenza Granducale; in più, visto l’allargamento territoriale del Ducato occorreva anche un apparato burocratico maggiore, per il quale fu costruito il Palazzo degli Uffizi. Non mancarono altri segni di grandezza artistica come celebrazione del potere, fra questi il Perseo di Benvenuto Cellini (situato nella Loggia dell'Orcagna), la Fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammannati, la colonna di Piazza santa Trinità.
Infine, qualche anno prima di morire, nel 1569 Cosimo I ottenne dal papa Pio V la nomina a Granduca di Toscana.



Giambologna, Statua equestre di Cosimo I. La statua, posta in Piazza della Signoria, fu commissionata dal Granduca Ferdinando I

Nonostante tutti gli sforzi di Cosimo I, dopo la sua morte il Granducato incominciò una lenta parabola discendente. Il figlio Francesco governò per breve tempo la città ma i suoi intrighi amorosi prevalsero sulla sua abilità politica. Dopo la sua misteriosa morte (1587) e quella della sua concubina (Bianca Cappello), prese il potere il fratello Ferdinando, il quale cercò di smuovere la stagnazione economica fiorentina (da tempo i fiorentini avevano perso il loro dinamismo commerciale e bancario per dedicarsi alla proprietà fondiaria) cercò di allargare il gioco diplomatico europeo allacciando rapporti con la corona francese e coi marinai inglesi e olandesi. 

Fu durante il regno di Ferdinando che la città fu di nuovo abbellita, sempre celebrando la magnificenza della famiglia Medici: con la statua equestre di Cosimo I in piazza della Signoria e con la sua statua equestre in Piazza Santissima Annunziata; inoltre, riprendendo l’idea del fratello, cominciò ad allestire a galleria d’arte parte del palazzo degli Uffizi. Allo splendore delle arti va aggiunto quello della musica che cominciava ad assumere forme che la porteranno al melodramma (si musicarono la Dafne su musiche di Peri e Corsi, e l’Euridice sulle musiche di Peri e Caccini).


Satatua equestre di Ferdinando I

Ad illuminare il nome di Cosimo II figlio di Ferdinando fu soprattutto il nome di Galileo Galilei, il quale gli dedicò il suo Sidereus Nuncius [si veda il frontespizio nell'immagine accanto], e il suo Dialogo sui due massimi sistemi del mondo, oltre a chiamare i quattro satelliti di Giove Stellae Mediciae.  Nonostante i suoi interessi scientifici, Ferdinando II non riuscì ad evitare il processo a Galilei, chiamato a Roma dal papa Urbano VIII per abiurare alcune posizioni “eretiche”.
L’interesse di Ferdinando e del figlio Leopoldo per la scienza attirò a Firenze personaggi come Evangelista Torricelli, Francesco Redi e Vincenzo Viviani; in più, venne fondata a Firenze la prima Accademia scientifica d’Europa: l’Accademia del Cimento, nel 1657, il cui motto era “provando e riprovando”.


Oltre all’interesse per la scienza i Medici di questi tempi avevano conservato l’antico spirito di mecenati artistici: fu così che a Firenze lavorarono Pietro da Cortona, Giacomo Garzoni, Artemisia Gentileschi, in più venne ampliata la collezione degli Uffizi.
Di questo periodo sono da ricordare anche la Biblioteca Palatina (che confluirà nella futura Biblioteca Nazionale) e il primo teatro “all’italiana”: il teatro della Pergola (1656).

L’arte era di casa a Firenze anche al tempo di Cosimo III, che pure non brillava per destrezza politica e, da quanto si evince dalle sue travagliate relazioni coniugali, non doveva essere neppure un personaggio troppo simpatico (la moglie Maria Luisa d’Orleans tornò in Francia, ormai spossata da una vita coniugale piena di litigi). Gli artisti che presenziarono alla corte di Cosimo III furono in campo musicale Alessandro Scarlatti, che eseguì cinque melodrammi, e Haendel che eseguì il “Rodrigo” nel 1705; mentre in campo artistico Stefano della Bella, Luca Giordano. In più Cosimo III non perse lo spirito di celebrazione della famiglia Medici: per questo fece costruire la Cappella dei principi, per ospitare la salma di Giovanni delle Bande Nere (custodita a Mantova); inoltre fu edificata la chiesa di San Frediano in Castello e il Granaio Mediceo. Al pari dei Medici anche altre famiglie conservarono lo spirito auto-celebrativo di un tempo, fra queste i Corsini e i Riccardi.

 

5. DAGLI ASBURGO-LORENA ALLA FIRENZE DI OGGI

Le dinamiche politiche italiane erano ormai cambiate di segno: non più gli spagnoli detenevano il controllo sulla penisola, ma gli austriaci. Fu così che gli Asburgo misero gli occhi sul Granducato di Toscana quando non si riuscì a trovare un successore per Gian Gastone de’ Medici, ultimo Granduca della sua famiglia.
La successione del Granducato fu risolta in concomitanza con la fine della guerra di successione polacca (1736) che vide come nuovo Duca di Lorena Stanislao Leczynschi, mentre a Francesco Stefano di Lorena toccò proprio il Granducato. Per l’arrivo del nuovo Granduca fu edificato l’arco a Porta San Gallo (1739)
[nell'immagine a fianco], ma l’entusiasmo dei fiorentini non fu ripagato dal signore asburgico che dedicò poco tempo alla cura del Granducato.

Più attivo fu invece Pietro Leopoldo che non si scoraggiò di fronte alla miseria economica che stava impoverendo notevolmente la Toscana di allora. Per ovviare alla crisi il nuovo Granduca eliminò tutti protezionismi ed i privilegi che ostacolavano il libero commercio, inoltre conferì autonomia alle città del Granducato e combatté l’ereditarietà delle cariche; infine fu sotto il suo governo che venne istituita l’Accademia economico-agraria dei Georgofili.

 La fine del ‘700 fu per tutta l’Europa segnata dalla Rivoluzione Francese prima e dalle campagne di Napoleone poi. Ovunque dilagavano gli ideali della rivoluzione e l’esercito napoleonico piegava ogni esercito che lo affrontasse via terra; anche il Granducato dal 1799 al 1814 fu governato dai francesi.

La fine dell’esperienza napoleonica che unificò l’Italia per pochi anni lasciò però i germi di quegli ideali nazionali che dovettero condurre all’unità d’Italia. Fu in questo periodo che anche a Firenze erano presenti due tendenze politiche: una di tipo indipendentista che voleva mantenere l’identità politica del Granducato e l’altra annessionista che parteggiava invece per l’annessione al regno sabaudo, che stava intraprendendo le prime guerre d’indipendenza.
Firenze fu un meta importante per coloro che contribuirono a diffondere il mito dell’unità di’Italia, fra questi Ugo Foscolo che dedicò “Dei Sepolcri” alla chiesa di Santa Croce e Alessandro Manzoni che scelse il fiorentino colto come lingua modello per la nascita dell’”italiano”.
In questo periodo di fermenti politici si realizzò la prima stazione fiorentina del 1847, spostata poi l’anno seguente per avvicinarla al centro della città, inoltre nel 1851 una convenzione fra gli stati italiani permise una prima rete ferroviaria che collegava le maggiori regioni dell’Italia Centro-Settentrionale.

Ma i cambiamenti più grandi sulla città avvennero quando la capitale del nuovo regno d’Italia fu trasferita da Torino a Firenze (1864-1871); fu in questo periodo che la città, sprezzante della sua ultracentenaria storia cominciò ad emulare la grande capitale di riferimento del tempo: Parigi.
Vennero abbattute le mura, si crearono il boulevards, si distrusse il ghetto ebraico ricavando da esso l’attuale Piazza della Repubblica, si sistemò Piazzale Michelangelo e si costruì il Mercato di San Lorenzo (ispirato alle Halles).

Dopo l’esperienza di capitale Italiana Firenze non perse l’impulso artistico, così fu completata la facciata del Duomo da Emanuele de Fabris (1871-87) e fu costruita la Sinagoga (opera di Marco Treves e Vincenzo Micheli, 1872-74).

Dopo l’epoca fascista, che pure aveva visto una certa proliferazione artistica (la costruzione della Stazione di S.M. Novella, la Biblioteca Nazionale, lo Stadio e l’istituzione del Maggio Musicale), all’impulso alla creazione si sostituì quello al restauro, che permise però di rivalutare immenso patrimonio artistico che ancora si può ammirare visitando la città.


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