PALAZZO DEL CAPITANO DEL POPOLO (o del Podestà o
BARGELLO)
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Verso la metà del XIII secolo Firenze era un importante
comune italiano, in questo periodo vi fu un'incredibile crescita
economica e, di conseguenza, demografica, che ben presto avrebbe spinto
i fiorentini a costruire una cinta muraria più ampia. Questi elementi
dinamici nella società fiorentina cagionarono anche degli importanti
riflessi politici e burocratici. Per un comune più ampio occorrevano
quindi un apparato amministrativo più vasto e un corpo politico che
rappresentasse i nuovi ceti emergenti. Tutto ciò, però, rese inadatto
il vecchio edificio della Badia fiorentina, utilizzato sino ad allora
per le riunioni del comune; per questo motivo fu commissionata (forse al
padre di Arnolfo del Cambio) la costruzione dell'edificio per il
Capitano del popolo. |

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Il palazzo venne costruito lungo l'antica cinta muraria matildica, esso
inglobò la pre-esistente casa-torre Volognana, appartenente ad una famiglia
ghibellina espropriata in seguito all'ennesima vittoria dei guelfi.
Questa vittoria segnò anche la vittoria dei ceti borghesi sull'antica
aristocrazia fondiaria. Ben presto però ci si accorse che l'operato del
Capitano del popolo andava controllato, a questo scopo si affiancò a partire
dalla fine del XIV secolo la figura del Podestà. Fu così che il potere a
Firenze si trovò sdoppiato in due edifici con funzioni parallele: il Palazzo
dei priori e il Palazzo del podestà.
Le mura del palazzo erano un tempo utilizzate per dipingervi i criminali
pubblici; questo fu il caso per esempio dei condannati (fra i quali il vescovo
di Pisa) da Lorenzo il Magnifico dopo la congiura dei Pazzi.
Dal XVI secolo il palazzo divenne la sede del capitano di Giustizia (cioé
del Bargello) e fu adibito a prigione.
Dal XIX secolo, invece il palazzo fu utilizzato come Museo Nazionale;
tutt'oggi è possibile visitare le splendide collezioni di arti scultoree e
decorative.
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