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La storia di Venezia incomincia con la caduta dell’Impero
Romano d’Occidente e con le invasioni barbariche, che spinsero gli abitanti
della terraferma ad isolarsi sulle inospitali ed insalubri (ma sicure) isole
della laguna veneta.
Nel V secolo d. C., quando i Goti di Alarico varcarono le alpi, gli abitanti di
Aquileia e delle zone limitrofe si rifugiarono sulle suddette isole.
(Secondo la leggenda alcuni fuggiaschi si sarebbero rifugiati su queste isole il
25 Marzo del 421 e, ad essere precisi, si rifugiarono proprio a Rialto o,
meglio, a Rivus Altus).
Nel 452 Attila, re degli Unni, devasta Acquileia e Concordia, questo provoca una
fuga di massa degli abitanti sulle isole della laguna. Gradualmente, quelli che
erano solo rifugi provvisori (in attesa che le popolazioni barbariche si fossero
ritirate dalla terraferma) divennero insediamenti stabili, tanto che nel 466 le
popolazioni della laguna cominciarono ad organizzarsi politicamente.
Nel 537 Cassiodoro, ministro alla corte del re Ostrogoto
Teodorico, chiede l’aiuto agli abitanti della laguna per trasportare le
derrate alimentari provenienti dall’Istria. In questa richiesta Cassiodoro si
rivolge a dei Tribuni; segno quindi di una certa organizzazione politica;
inoltre la richiesta mette in luce come già allora i Veneziani avessero un
particolare predisposizione per il mare. Questa caratteristica emerse
soprattutto durante la guerra Greco-Gotica (535-553), che coinvolse la
marina veneziana nel trasporto di viveri e nell’uso di navi da guerra.
Tiziano, Il doge Andrea Gritti
Allora Venezia era soggetta la controllo Bizantino, ma durante l’iconoclastia
(lotta alle immagini sacre, del VII secolo) i veneziani si ribellarono ed
elessero un dux o doge, perché li governasse autonomamente da Bisanzio.
Fra gli edifici costruiti in questo primo periodo della storia veneziana vanno
notati: la Basilica del Torcello, edificata nel 639 e la cattedrale di
S. Pietro in Castello fondata dal Doge Maurizio.
Durante l’espansione di Carlo Magno in Italia e in Europa, egli volle
annettere il Veneto al suo regno, così inviò il figlio Pipino per conquistare
tali zone, ma quest’ultimo dopo aver conquistato Chioggia e Grado, fu fermato
dalle popolazioni di Rialto.
Il IX secolo di apre, secondo la leggenda, con il ritrovamento, da parte di
alcuni mercanti veneziani, delle spoglie di San Marco, riportate da Alessandria.
Più concretamente il IX secolo fu un periodo che vide il fiorire del commercio
veneziano con l’Oriente. Da questo momento in poi Venezia assunse il ruolo di
tramite commerciale fra Oriente e Occidente, commerciando con Saraceni e
Bizantini. Proprio questo suo ruolo commerciale la portò presto ad essere il
bersaglio della pirateria (i pirati erano soprattutto slavi e saraceni) che
affollava il Mediterraneo di quei tempi.
Nel IX secolo, la città , come la maggior parte delle città europee del tempo,
deve trovare nuove soluzioni per difendersi dalle incursioni Ungare. Proprio per
difesa si costruisce nell’899 una cinta muraria. Sempre di questo periodo, in
seguito ad un cambiamento politico fu costruito il Palazzo Ducale
Il X secolo si chiude con un cambiamento politico che vede
come protagonista il Doge Pietro Orseolo II (eletto nel 991), il quale attua un
programma di mutamento politico – economico – militare; riesce ad ottenere
il riconoscimento dell’autonomia di Venezia da parte degli imperi d’Oriente
e d’Occidente; inoltre difende il clero della laguna da quello della
terraferma. Così nel 996 i Veneziani si vedono riconosciuti i privilegi di:
stabilire magazzini e banchi lungo il Piave; di libera circolazione, e
soprattutto di non pagare tasse sul territorio bizantino. Questi privilegi
incentivarono notevolmente il commercio di Venezia, tanto che ben presto Venezia
si trovò ad essere una potenza marittima. La sua nuova posizione
politico-economica permise anche di attuare misure più efficaci nei confronti
dei pirati slavi: dopo una vittoria navale a Zara i veneziani s’impadroniscono
di Cuzola e Lagosta; da questo momento il doge è anche detto “Rex
Dalmatiorum”.
Nel corso di questo nuovo millennio i veneziani si trovano subito ad affrontare
un nuovo nemico che minaccia i loro possedimenti nelMediterraneo e soprattutto in sulle coste del Sud Italia: i Normanni.
Nonostante queste difficoltà, a Venezia è riconosciuto nel 1082 il privilegio
di possedere magazzini e altre postazioni utili ai mercanti a Costantinopoli.
L’autonomia di Venezia era così stabilita una volta per tutte e, da questo
momento in poi, si può dire che ha inizio il commercio “mondiale” di
Venezia. I riflessi urbanistici di questo sviluppo si videro presto: la Cattedrale
di S. Marco, non fu più abbastanza grande per esprimere la grandezza
raggiunta dagli abitanti di Rialto, per questo motivo fu notevolmente ampliata.
Proprio la Basilica fu protagonista di un miracoloso evento: nel 976 sembra che
un incendio avesse minacciato le spoglie del Santo cui è dedicata la
cattedrale, ma esse furono ritrovata intatte nel transetto sud del nuovo
edificio.
Il nuovo assetto economico della città è dominato dalle
società commerciali (rogadie, colleganze), mentre la maggior parte delle
persone viveva del mare.
Il XII secolo cominciò in modo molto burrascoso per Venezia: fra il 1105 e il
1106 scoppiarono due incendi che devastarono gran parte della città; nel 1116
vi fu un terremoto; come se non bastasse, l’imperatore Bizantino Alessio
Comeno concede ai Pisani un quartiere a Bisanzio, comincia così la dura
concorrenza fra pisani e veneziani sull’Adriatico. Inoltre Venezia si trovò a
fronteggiare altre incursioni piratesche, finanziate dal re ungano Kolman,
interessato ad occupare le coste dalmate in mano a Venezia. Ma Venezia non si
scoraggia, attacca direttamente gli insediamenti dei pirati e conquista Zara e
Traù e da quel momento il Doge è detto: “Totius Istriae Dominator”.
Il dodicesimo secolo si apre quindi con la concorrenza su
più fronti, per questo Venezia sarà impegnata a regolare i conti con i suoi
nuovi avversari e a stabilire le nuove posizioni di potere.
Questa regolazione di conte fu attuata soprattutto durante le crociate, alle
quali Venezia partecipò in vista dei sicuri introiti che ne sarebbero derivati.
Nel 1124, infatti, i veneziani partecipano alla conquista di Tiro e fondano
delle colonie di controllo in Terrasanta; proprio queste colonie permisero un
sicuro approdo commerciale con l’Oriente.
Ma i problemi non vennero solo per mare, ora che la città di Venezia cominciava
a cercare una base sulla terraferma, dovette fare i conti con Padova,
soprattutto quando i padovani vollero deviare il corso del Brenta.
Nel 1104, sotto il governo del Doge Ordelafo Zalier, fu costruito l’Arsenale
di Stato sulle isole Zamelle, creando così un grande centro lavorativo in
cui cantieri navali, fonderie e magazzini davano da lavorare a migliaia di
persone.
Il XII secolo significò per l’Europa la lotta per le investiture, una lotta
che spaccherà l’Italia in due fra Guelfi e Ghibellini. Venezia vide un
guadagno maggiore nell’alleanza col papato, così nel 1159 scese in campo a
fianco di Alessandro II contro l’imperatore e l’antipapa Vittore IV. Questa
mossa le costò l’attacco di Federico Barbarossa che nel 1162 conquistò
Milano, Verona, Padova ed arrivò a minacciare direttamente Venezia. A questa
offensiva imperiale, Venezia reagì finanziando la Lega Lombarda assieme alle
altre città del nord Italia che vi aderirono, e nel 1176 l’imperatore fu
sconfitto a Legnano.
La pace fra impero e papato venne siglata l’anno seguente, Venezia si propose
come arbitro della contesa; ecco che la città ora non fu più una potenza
regionale confinata nei suoi territori, ma si apprestò a diventare una potenza
politicamente importante sulla scena internazionale.
Fu durante questo periodo che cominciano ad incrinarsi i rapporti con Bisanzio,
che vide crescere sotto ai propri occhi una potenza potenzialmente minacciosa
per i propri interessi sul Mediterraneo. Per questo motivo i bizantini
cominciano a tutelarsi: dapprima aprirono i commerci anche ad altre città
italiane marittime (ad es. Genova), poi appoggiarono il porto di Ancona che
faceva concorrenza ai veneziani. Il vero obiettivo dell’imperatore d’Oriente
era la Dalmazia e per indebolire i Veneziani li bandì da Bisanzio confiscando i
beni di quelli rimasti.
Venezia tentò a questo punto una rivincita militare, ma fallì nel suo primo
tentativo; l’occasione di rivalsa arrivò con la crisi politica interna a
Bisanzio e la conseguente 4° crociata.
Nel 1201 a Venezia si radunarono i crociati, provenienti
soprattutto d’Oltralpe; essi furono imbarcati “gratuitamente” da
Venezia, ma il Doge Enrico Dandolo [nell'immagine a fianco]
mise un’ipoteca sulle future conquiste dei crociati (che di per sé
non avevano i soldi per pagare una simile spedizione). Insomma, il Doge
fece un investimento preciso sui crociati, sa che erano una mandria di
soldati che, non trovando altre alternative nella loro vita, si sono
imbattuti nell’ideale delle crociate; quindi decide di ricavare il
massimo profitto da questi squinternati, traghettandoli sulle sue navi e
guidando la spedizione. Proprio gli interessi veneziani deviarono il
manipolo di crociati dalla Terra Santa a Bisanzio. Nel 1202 la città di
Zara si rifiutò di accogliere i crociati (ben consapevole del fatto che
accogliere un esercito, significava anche ospitare gratuitamente per
mesi dei soldati, subendo le loro quotidiane angherie), per questo
motivo la città fu saccheggiata.
L’occasione di approdare a Costantinopoli fu offerta ai veneziani
proprio dal figlio di un ex imperatore spodestato, Alessio III, che
promise una lauta ricompensa per i crociati, se fossero riusciti a
cacciare l’usurpatore e a ripristinare suo padre sul trono.
Domenico Tintoretto,
Il Doge Enrico Dandolo Nella sala del MAggior Consiglio
Il 12 Aprile 1204 i crociati entrarono a Bisanzio, e la misero a ferro e fuoco,
trucidando brutalmente gli abitanti. Fra i bottini portati via da Bisanzio,
vanno notati quattro cavalli di bronzo d’orato dell’ippodromo di Bisanzio
(oggi la copia di questi cavalli è visibile sulla facciata di San Marco). Da
questo momento ebbe inizio il regno dei latini in oriente: a Venezia spettò un
quarto dell’Impero, naturalmente il Doge scelse i punti strategici per il
commercio ed il controllo del Mediterraneo; proprio grazie a questa conquista
Venezia stabilì una vera e propria egemonia sul Mediterraneo Orientale.
L’Impero Latino d’Oriente terminò negli anni ’60 del XIII secolo, quando
Michele Paleologo, d’accordo con i Genovesi, riuscì ad organizzare un
esercito e a cacciare i Veneziani assieme ai crociati che si erano trasferiti
nell’impero.
Chiaramente i veneziani pagarono caro l’affronto nei confronti dell’impero,
ma l’importanza di Venezia non era più ignorabile, nemmeno da parte
dell’impero Bizantino, così gradualmente, i veneziani riottennero i privilegi
perduti. Venezia mantenne un rapporto commerciale, ma anche conflittuale con
Bisanzio, che d’altro canto stringeva accordi anche con i concorrenti di
Venezia. Fra questi concorrenti troviamo la potente Genova, che intraprese
diverse campagne militari nei confronti della Serenissima. Fra gli amici-nemici
dei Veneziani non mancano certo i Turchi, coi quali Venezia si trovò spesso in
competizione per il controllo dei nodi nevralgici del commercio sul
Mediterraneo; fino al XV secolo l’egemonia marittima sembra dei Veneziani, che
conquistarono Cipro e altre isole importanti per il commercio.
Ma prima di spingerci oltre nei secoli è bene ricordare un grande personaggio
veneziano del XII secolo: Marco Polo [nell'immagine a lato]. Questo viaggiatore lasciò una
pesante eredità per coloro che si troveranno più tardi di fronte a mondi
sconosciuti (America), il “Milione”, un libro di viaggi condito con
l’immaginario medievale, rimase per due secoli l’unico sguardo che la
maggior parte degli occidentali poteva gettare sull’Oriente. Ma Marco Polo fu
solo uno dei numerosi viaggiatori veneziani che, spinti da curiosità e dalla
brama di arricchirsi, s’inoltrarono verso terre ignote.
Il controllo sul mare non fu più sufficiente a Venezia, ormai le altre potenze
italiane erano diventate delle potenze regionali, unificando grandi territori
sulla penisola italiana. Venezia non volle rimanere fuori dal gioco delle
potenze, così anche la Serenissima cominciò ad unificare i territori prossimi
alla città, fra i quali le città di Padova (su cui governava la signoria dei
Carraresi) di Treviso e di Verona (su cui governava la famiglia degli
Scaligeri).
L’espansione Veneziana non rimase inosservata, soprattutto nel Nord Italia:
ben presto i veneziani dovettero fare i conti con i duchi di Milano, prima con i
Visconti e poi con gli Sforza. Dopo vari scontri ed alleanze, alle quali
parteciparono anche altri stati italiani, Venezia segnò i suoi confini: a Ovest
fino al territorio di Brescia, Bergamo e Cremona, a Sud fino al fiume Po, a Nord
fino alle alpi, a Est limitata dal mare, ma con le isole che favorivano i
traffici delle galere veneziane.
Gli scontri fra i vari stati italiani continuarono fino al 1454, quando
il 9 Aprile fu siglata a Lodi una pace memorabile, che garantì, tutto
sommato, un periodo relativamente tranquillo per i sovrani italiani. Conla Pace di Lodi venivano stabiliti una volta per tutte, salvo alcuni
spostamenti, i confini dei grandi stati italiani che per oltre un secolo avevano
combattuto per ritagliarsi una fetta di territorio sulla penisola. Nel frattempo
un evento traumatico per gli europei modificò i rapporti fra Venezia e
l’Oriente islamico. Nel 1453, Maometto II entrò a Costantinopoli,
mettendo fine al millenario Impero d’Oriente. La potenza Turca era in piena
espansione e la caduta di Costantinopoli concentrò l’attenzione di tutti i
sovrani europei sul problema orientale; Venezia, più di tutti, fu coinvolta in
questo cambiamento: da questo momento in poi, infatti, il dominio sul
Mediterraneo della Serenissimacominciò
ad esser messo in discussione. Nonostante il problema turco ed altri problemi
che vedremo in seguito, Venezia continuò la sua ascesa per almeno un altro
secolo.
Fino al XIV secolo il mondo culturale di Venezia è rimasto sostanzialmente
isolato dal resto della penisola italiana: l’arte e la cultura venete erano
segnate da un inconfondibile bizantinismo.
Fra i generi di maggior interesse va segnalata soprattutto la Storiografia,
utilizzata principalmente con scopo politico (sono da notare le Estories de
Venise, di Martin da Canal, 1267-75).
La funzione politica della storiografia divenne però più lampante nel corso
del XV secolo, quando Venezia cominciò ad utilizzare il racconto della sua
storia per celebrare se stessa (proponendosi agli stranieri sotto una luce
positiva) e per legittimare il suo espansionismo. Soprattutto dopo la caduta di
Costantinopoli Venezia si autocelebrò come baluardo della cristianità contro
gli infedeli (questo fu uno dei significati presenti nella troppo sopravvalutata
vittoria di Lepanto del 1571).
Fra le storiografie più interessanti di questo periodo vanno notate:
- De gestis maribus et nobilitate civitatis Venetiarum, di Lorenzo de
Monacis, 1421-8
- De origine urbis Venetiarum, di Bernardo Giustiniani,
- Rerum Venetiarum ab urbe condita, libri XIII, di Marcantonio Sbellico,
1487
Ma il campo della storiografia non fu l’unico ambito
culturale sviluppato nel corso del XV secolo; anche in ambito letterario,
infatti, la città cominciò a fiorire di artisti noti in tutt’Europa: Leonardo
Giustiniani, Francesco Barbaro, Ermolao Barbaro. Fra gli intellettuali vi fu
anche il Bessarione (?), la cui biblioteca divenne il primo nucleo della Biblioteca
Marciana, nel 1473
Se Venezia divenne un centro culturale attivo in questo
periodo, anche le sue case cominciarono a riflettere le nuove influenze
artistiche e, soprattutto, la crescente ricchezza della città: nacquero proprio
in questo periodo la case dei signori (Ca’), come la Ca’
d’Oro o il Palazzo Foscari; inoltre la Basilica di S. Marco
fu ampliata e ristrutturata. A Venezia lavorarono inoltre artisti del calibro di
Gentile da Fabriano, Pisanello, Jacopo Bellini e Carpaccio.
Il XV secolo si chiuse in modo traumatico per tutta la
penisola italiana, inoltre una serie di eventi, che avranno i loro effetti sul
lungo periodo, cominciarono a minare seriamente la potenza veneziana, riducendo
pian piano uno stato politicamente influente a livello internazionale a uno
staterello di provincia, costretto a lottare per sopravvivere.
Andiamo con calma, nel 1492 un marinaio genovese approdò, a sua insaputa, su un
territorio sconosciuto; nello stesso periodo i portoghesi raggiunsero le indie
circumnavigando l’Africa: il centro degli interessi europei si spostò
gradualmente dal Mediterraneo all’Atlantico. Il secolo seguente segnò
gradualmente la fine del grande commercio veneziano, interrotto dalla
concorrenza dei marinai spagnoli, inglesi e olandesi che varcavano gli oceani,
passando l’Africa e raggiungendo indie (senza più passare per
l’intermediazione prima araba e poi veneziana) e dalla concorrenza dei
mercanti che depredavano (a costo zero!) i tesori del Nuovo Mondo.
Nel 1492 morì anche una delle figure più importanti per il XV secolo e per
l’equilibrio fra le potenze italiane: Lorenzo il Magnifico; alla sua morte
seguì, due anni più tardi, la discesa in Italia di Carlo VIII, che inaugurava
così le guerre d’Italia fra Francia e Impero. Venezia non colse la portata
del gioco di queste potenze e, in un primo momento, si isola dalla questione
italiana; in seguito invece, Venezia parteciperà attivamente alle varie Leghe
che contrasteranno o favoriranno (a momenti alterni) i francesi e gli imperiali
ed i relativi alleati italiani. Ma i nemici non vennero tutti d’oltralpe, alla
morte di Alessandro VI successe il “papa-guerriero”, ovvero Giulio II,
interessato a riprendersi i territori della Romagna che i veneziani avevano
abilmente conquistato durante le battaglie contro i francesi. Non fu difficile
al papa radunare un esercito di alleati che vedevano di buon occhio un
indebolimento veneziano: nel 1508-9 il papa organizzò la Lega di Cambrai, alla
quale aderirono Francia, Firenze, Spagna e Ferrara. Nel 1509 i veneziani furono
sconfitti ad Agnadello, perdendo numerosi territori in Romagna e nel Sud Italia.
Altri terreni andarono perduti in seguito alla sconfitta della Lega Santa contro
la Francia (1511).
La guerra d’Italia si concluse definitivamente nel 1559 con la pace
di Cateau-Cambresis che segnava il dominio Spagnolo sulla penisola, Venezia
rimase, di fatto, l’unica area non occupata o non influenzata dalla potenza
spagnola.
Oltre ad aver perso la sua influenza sulla terraferma, Venezia
perse gradualmente anche il suo dominio sul Mediterraneo: i Turchi avanzavano
decisi, conquistando i punti strategici per il controllo dei commerci (Modon,
Rodi, Neàpolis, Monemvasia, ecc.). Il 7 Ottobre 1571 i Veneziani radunano a
Messina, sotto la guida di Don Giovanni d’Austria, di Agostino Barbariago e di
Sebastiano Venier, una potente flotta composta da soldati spagnoli e papali, con
la quale sconfissero i Turchi a Lepanto. A Venezia si celebrò la vittoria come
un gran trionfo: si svolsero numerose feste e fu costruita la chiesa di Santa
Giustina. In realtà la vittoria non era servita praticamente a nulla, già
nel 1573 il doge firmò col sultano turco una pace che concedeva ai turchi
l’isola di Cipro.
La fine del XVI secolo fu un vero colpo duro per la città:
oltre alle sconfitte in terraferma e sul Mediterraneo, un’epidemia di peste
decimò la popolazione dei territori veneti nel 1575-7 (50.000 morti fra i quali
il famoso pittore Tiziano), in questa occasione il Doge fece costruire la
Chiesa del Redentore (consacrata nel ‘79), su progetto del Palladio.
Proprio questa epidemia di peste costrinse il governo a prenderemisure drastiche, come l’isolamento in dei mercanti per quaranta giorni
(Quarantena) su un’isola appositamente adibita allo scopo (il nazaretho
o lazaretho).
Come conseguenza di questi catastrofici eventi, numerose banche veneziane
fallirono, riducendo i veneziani ad una massa di mendicanti. Per far fronte a
questo declino del commercio si ipotizzò persino di costruire un canale che
collegasse il Mediterraneo al Mar Rosso (l’antenato del Canale di Suez), ma il
canale rimase solo un progetto fantascientifico.
Ma oltre ai commerci a Venezia vi era anche una grande industria della Lana e,
soprattutto, una grande industria del Libro. Numerose erano infatti le case
editrici (circa 50), però esse furono letteralmente rovinate dopo il concilio
di Trento che istituì l’Indice dei Libri Proibiti e per facilitare i
controlli fece chiudere numerose case editrici; in seguito a questi
provvedimenti ecclesiastici anche gli scrittori erano tenuti sotto controllo,
per questo motivo la maggior parte di loro si rivolse a stampatori d’Oltralpe
dove erano liberi di pubblicare le loro opere senza doverle modificare secondo
le esigenze, più politiche che artistiche o religiose, della Chiesa del tempo.
Nonostante la crisi, la letteratura storiografica non cessò
di esistere, in questa fase della storia veneziana troviamo a celebrare la
Serenissima: Andrea Navagero, con la sua Storia di Venezia; Lauro
Quintini, con il suo De Repubblica e Gasparo Contarini, col suo De
magistratibus et respublica Venetiarum. Nel campo dell’editoria (prima
della crisi), non può essere dimenticato il più grande editore del tempo: Aldo
Manuzio (1450-1515), che fra l’altro fondò anche un’Accademia
letteraria.
Tiziano, Pietro Aretino
Inoltre numerosi furono i letterati che arricchirono la cultura veneziana di
questo periodo difficile: Gaspara Stampa, Veronica Franco, Girolamo
Parabosco, Straparola, Pietro Aretino [nell'immagine a lato], Ruzante, Andrea Calmo e,
naturalmente, Pietro Bembo. Fra gli architetti che lavorarono per la
Serenissima in questo periodo vanno notati: Jacopo Sansovino, che
progettò: le Procuratie Vecchie, la Zecca, la Loggetta, la
Libreria di S. Marco, la Piazzetta con Gallerie; un altro
architetto importante fu Michele S. Micheli che progettò le
fortificazioni sulla laguna e il Palazzo Grimani sul Canal Grande; va
ricordato anche il Palladio, che progettò numerose ville sul Brenta, la
chiesa di S. Giorgio Maggiore, e la Chiesa del Redentore; ricordo
infine anche Antonio da Ponte che realizzò il Ponte di Rialto.
Anche numerosi pittori contribuirono ad abbellire la città di Venezia, fra essi
basti ricordare: Lotto, Giorgione, Tiziano, Veronese, Tintoretto, ecc.
Come già accennato lo splendore di Venezia cominciò presto a
scemare a causa di vari fattori, l’ultima vittoria veneziana fu in campo
politico-diplomatico: Venezia ebbe infatti la meglio sul papato durante la
“Guerra dell’Interdetto”, anche grazie al servita Paolo Sarpi. Un
po’ meno bene uscì dalla Guerra di Gradisca contro l’Austria nel 1616-7;
inoltre, come tutti gli stati europei, Venezia partecipò alla devastante guerra
dei 30 anni, che fu combattuta par un certo periodo in Valtellina. Al termine di
questo conflitto “mondiale” Venezia ne uscì in una posizione di netto
subordine rispetto alle altre potenze europee ed al nascente stato Sabaudo. In
questo periodo ricominciano numerosi attacchi da parte dei pirati slavi, gli
usococchi, finanziati soprattutto dagli austriaci che volevano indebolire
ulteriormente i commerci della Serenissima. Oltre ai pirati slavi Venezia
dovette fare i conti con quelli barbareschi e con l’esercito Turco che nel
1645, dopo una lunga ed estenuante guerra, s’impadronì dell’isola di Creta
e nel 1699, dopo aver conquistato tutta la Grecia ed i territori Slavi, arrivò
a minacciare Vienna.
Oltre alle difficoltà esterne la Repubblica dovette affrontare il grave
problema della corruzione interna e della conflittualità fra il clan Zeu e
quello Corner. Inoltre la cultura fu seriamente minacciata dal controllo
oscurantista esercitato dal S. Uffizio che proibiva ad intellettuali come Andrea
Morosini (1558-1618) e Nicolò Contarini (1553-1631), di esprimersi
altrettanto liberamente quanto i loro colleghi d’oltralpe.
L’economia veneziana stava passando un periodo di profonda
crisi, solo due campi sopravvivevano ancora a questo tracollo generale:
l’agricoltura, ed il Turismo Culturale. Fu proprio quest’ultima risorsa che
riuscì a smuovere, almeno in parte, questo generale torpore che stava
fossilizzando anche gli ambienti culturali. Venezia divenne quindi la capitale
della musica europea, ospitando artisti di grande valore come Vivaldi,
Albinoni, Benedetto Marcello, ecc., ed un importante centro artistico in cui
lavorarono anche artisti come Antonio Canova.
La morte della Serenissima fu rapida e indolore, il territorio
veneziano si trovava infatti in un punto strategico per sferrare un attacco agli
austriaci durante le prime guerre napoleoniche. Così nel 1797 Napoleone
conquistò l’Italia del Nord, costringendo gli austriaci al Trattato di
Campoformio, col quale il Veneto passava nelle mani austriache. Alla fine
dell’impresa napoleonica il congresso di Vienna (1815) segnò l’appartenenza
del Veneto agli austriaci, i quali lo governarono sino al 1866, anno in cui
furono duramente sconfitti a Sadowa dai Prussiani (alleati dei Savoia) e per
questo dovettero cedere il Veneto al nuovo Regno d’Italia.
La Venezia di oggi si pone un problema “ontologico”
essenziale, ossia resta il problema di come vada intesa questa città: o come
una “città-vetrina” esclusivamente turistica, o come una città in cui
possano risiedere anche dei veneziani. Di certo il dato demografico sembrerebbe
propendere verso la prima opzione, ma può esistere una città senza abitanti?
Una città di soli turisti?
Attualmente gli unici campi attivi vanno ricercati in ambito turistico
culturale: oltre alle attrattive turistiche la città ha anche un famoso festival
del cinema ed una famosa biennale d’arte.